Torna con urgenza la necessità di occuparsi della formazione, della ricerca, del sapere, in concreto della scuola e dell’università.
Per due ordini di ragioni: la destra vuole chiudere il conto con una stagione culturale e sociale che viene dal ‘68. La sinistra ha un deficit di analisi e di proposte per i tempi a venire.
Dare risposte immediate alle emergenze politiche e, con più decisione, aprire una stagione di riflessione di lungo termine per definire oggi il senso dell’imparare e dell’insegnare, è la sfida che abbiamo di fronte.
Dunque pratiche di lotta e bisogno di una riflessione attenta, se ci sta a cuore che il profilo umano a cui teniamo sia quello dei naviganti e non degli zatterieri.
E’ la felice antinomia suggerita da Bauman.
"Lo zatteriere ha un percorso prestabilito, lo porta la corrente, la natura è padrona; parte e arriva, la sua vita è condotta. Il navigante ha bisogno di una rotta e di un progetto, il suo campo è la libertà rischiosa del mare aperto, in cui vale l’esperienza ma anche la curiosità. La sua libertà è ampia, il suo scopo sempre mutevole e adattabile. Il suo viaggio ha bisogno di saperi complessi, faticosi, ma è il rischio e la fatica della libertà."
Per iniziare a discutere di questo e di molto altro, la S.V. è invitata a partecipare all’iniziativa di sabato 22 novembre 2008 come da volantino allegato.
Sabato 15 ottobre 2008 raccolta firme, da parte dei militanti del circolo del PRC a Viterbo, contro l'abolizione del Lodo Alfano, legge che concede l’immunità parlamentare alte cariche dello Stato Italiano.
Per l'occasione verrà distribuito il volantino di cui rendiamo disponibile il download.
«Vendola propone una tregua all'interno del Prc. Bene. Per quanto mi riguarda la pratico unilateralmente dal 27 luglio, giorno in cui è finito il congresso. A partire da ciò non posso che felicitarmi del fatto che Vendola escluda finalmente ogni ipotesi di scissione». Paolo Ferrero commenta così le dichiarazioni del governatore della Puglia che ieri, insieme a Claudio Fava, ha battezzato la nuova associazione "La sinistra". Ma non è disgelo tra le due anime del Prc, perché i punti di dissenso restano tutti.
Intanto la proposta di congresso straordinario raccoglie un secco no sia da Ferrero che dal suo principale alleato nella maggioranza uscita vincente da Chianciano, Claudio Grassi: «Non sta né in cielo né in terra, il congresso si è appena concluso. Mi sembra un'idea strampalata», dice infatti il responsabile organizzazione. Ma l'idea registra reazioni negative anche all'interno della stessa area "vendoliana" se per esempio Milziade Caprili, benché avvertendo di parlare «dalla periferia», la bolla come «irricevibile» e Tommaso Sodano, ex senatore, la definisce un'ipotesi «distruttiva, che porterebbe molti compagni a tornarsene a casa».
Anche la proposta del cartello elettorale non trova consensi. Il ragionamento di Vendola è semplice: siccome incombe la "spada di Damocle" delle elezioni europee (appuntamento quanto mai importante per la sopravvivenza politica), perché farci del male reciprocamente andando ognuno contro l'altro armato? Facciamo una tregua, un cartello elettorale appunto; poi si vede. Sul merito Ferrero preferisce non rispondere, convinto com'è che tenere il partito inchiodato fino a giugno ad un dibattito che va avanti da mesi (Arcobaleno sì, Arcobaleno no) sia un suicidio: «Il titolo è: come si uccide un partito». Che invece deve mettere tutte le sue energie per «uscire dalle stanze e lavorare dentro il movimento, dentro la società. Che poi equivale a trovare i voti». E poi non si sa ancora ufficialmente con quale legge si andrà a votare.
Che è l'obiezione anche di Grassi, che respinge esplicitamente l'ipotesi del cartello elettorale: «Tocca ad altri avanzare una proposta, non a chi ha proposto la Sinistra arcobaleno, col risultato disastroso che sappiamo. Noi abbiamo sostenuto la S.A. anche se il progetto non ci convinceva. Ora facciamo la prova del budino: andiamo al voto col nostro simbolo e vediamo quanto consenso ottiene». Anche il Pdci, per voce dell'ex senatrice Manuela Palermi, boccia il cartello elettorale: «E' probabile che la proposta di rimettere insieme i pezzi della Sinistra arcobaleno non inglobi noi, che in quanto comunisti veniamo considerati dei rottami. Ma l'approdo, o l'allargamento, come lo chiama Vendola, mi pare evidente che debba interpretarsi nella confluenza nel Pd». In ogni caso, «non siamo assolutamente interessati. La consideriamo una proposta vecchia e sostanzialmente inutile, oltreché surreale».
E questo è uno dei motivi per i quali, sia nell'area vendoliana che nella maggioranza del partito, le assicurazioni sulla non volontà di arrivare alla scissione non hanno ancora convinto del tutto. «Non capisco - dice infatti Ferrero - in che relazione stanno le dichiarazioni di Vendola con quelle di Fava che annuncia un nuovo soggetto politico alleato naturale del Pd». Tra i vendoliani, se Caprili esprime un «dissenso per difetto» all'idea di Claudio Fava delle «sinergie tra me, Nichi Vendola, Umberto Guidoni e Paolo Cento» («L'alleanza dev'essere più larga, perché limitare?», si domanda), lo "stop and go" di questi giorni ha generato una confusione che ancora non si è dissipata. «Io sono fermo alla mozione che ho sottoscritto al congresso - precisa Sodano - L'associazione deve essere di aiuto al processo costituente» e non dare origine ad una nuova «frammentazione». Come Augusto Rocchi, anche Sodano si dice contrario a «scorciatoie elettoralistiche». «Il cartello non dipende solo da Rifondazione. Se non decolla che facciamo? Il "con chi ci sta" mi vede contrario; sarebbe un'altra piccola sigla. Allora meglio andare al voto con il nostro simbolo».
Alfonso Gianni ce la mette tutta per sgomberare il campo da ogni dubbio: «E' una costruzione mass-mediologica, l'ipotesi della scissione non è all'ordine del giorno» (anche perché, ha già avuto modo di dire, oggi non ci sono le condizioni). «L'associazione - spiega ancora - serve per rifondare e riunire la sinistra, non comporta assolutamente una precipitazione sull'appuntamento elettorale. Certo è che dobbiamo evitare di fare la fine della sinistra argentina o di quella francese, cioè dividere una piccola percentuale in tanti zero virgola».
«A Ferrero dico: prendi fiato, fermatevi un attimo, non diamo spazio a dinamiche nevrotiche. Stiamo decidendo un ennesimo episodio di guerra intestina? Non voglio questo. Il mio è un appello sincero». Come previsto, la conferenza stampa di presentazione del documento "Costruire la sinistra: il tempo è adesso" e di lancio della nuova associazione "Per la sinistra" non è l'annuncio della scissione della minoranza vendoliana (47 per cento al congresso di Chianciano) da Rifondazione. Anzi. Dopo il battage degli ultimi giorni sulla stampa, Nichi Vendola cerca di spegnere i fuochi interni al partito. Lo sa, il governatore della Puglia, che rispetto alla Sinistra Democratica di Claudio Fava e agli altri promotori dell'associazione che mira alla costituzione di un nuovo soggetto politico di sinistra, la sua area è meno libera di agire, con una gamba tesa verso la nuova avventura e l'altra legata al partito guidato dalla maggioranza di Paolo Ferrero. Eppure Vendola non dà fuoco alle polveri. «Non abbiamo bisogno di scissioni ma di allargarci, farci contaminare dai segnali di cambiamento che ci circondano». A cominciare dalle mobilitazioni studentesche, per finire all'effetto Obama, «che è sotto gli occhi di tutti: ha debellato il leader della destra mondiale, Bush». Dunque, con Ferrero e la sua maggioranza che al congresso ha deciso di presentarsi alle europee del 2009 con il simbolo di Rifondazione comunista (falce e martello compresi) l'interlocuzione è ancora ferma alla fase del «rilancio unitario». E' la «nostra proposta - dice Vendola - un cartello elettorale che metta insieme tutti i pezzi della sinistra», consentendo a ognuno di «mantenere la libertà della propria prospettiva srategica».
Tutti i pezzi della sinistra, a partire dai promotori della nuova associazione: Sd, una parte dei Verdi (all'iniziativa di ieri c'è il solo Paolo Cento), una del Pdci (l'area di Katia Belillo e l'astronauta europarlamentare Umberto Guidoni, presente ieri), intellettuali e pezzi di società civile (tra i firmatari del documento Moni Ovadia, Alberto Asor Rosa, Maria Rosa Cutrufelli, Giorgio Parisi, Simonetta Salacone, Marcello Cini, Wilma Labate, Luciano Gallino, Margherita Hack, Mario Tronti).
6 e 7
Il Partito della Rifondazione Comunista è libera organizzazione politica della classe operaia, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e degli uomini, dei giovani, degli intellettuali, dei cittadini tutti, che si uniscono per concorrere alla trasformazione della società capitalista al fine di realizzare la liberazione del lavoro delle donne e degli uomini attraverso la costituzione di una società comunista. Per realizzare questo fine il PRC si ispira alle ragioni fondative del socialismo ed al pensiero di Carlo Marx.
Si propone di innovare la tradizione del movimento operaio, quella delle comuniste e dei comunisti in tutto il novecento a partire dalla Rivoluzione d'Ottobre fino alla contestazione del biennio 68 -'69 e al suo interno, quella italiana che muovendo dalla resistenza antifascista ha saputo pur costruire importanti esperienze di lotta, di partecipazione e di democrazia di massa.
I comunisti lottano perché‚ in Italia, in Europa, nel mondo avanzino e si affermino le istanze di libertà dei popoli, di giustizia sociale, di pace e di solidarietà internazionali; si impegnano per la salvaguardia della natura e dell'ambiente; perseguono il superamento del capitalismo come condizione per costruire una società democratica e socialista di donne e di uomini liberi ed uguali, nella piena valorizzazione della differenza di genere, dei percorsi politici di emancipazione e di libertà delle donne, nonché in difesa della piena espressione dell'identità e dell'orientamento sessuali; avversano attivamente l'antisemitismo e ogni forma di razzismo, di discriminazione, di sfruttamento.
Il Partito della Rifondazione Comunista rigetta così ogni concezione autoritaria e burocratica, stalinista o d'altra matrice, del socialismo e ogni concezione e ogni pratica di relazioni od organizzativa interna al partito di stampo gerarchico e plebiscitario.
E' consapevole dell'autonomia e della politicità degli organismi e delle associazioni della sinistra alternativa e dei movimenti anticapitalistici: con i quali quindi collabora e si confronta alla pari, ed ai quali partecipano i propri militanti in modalità democratica e non settaria.
Il Partito della Rifondazione Comunista agisce per la reciproca solidarietà e la collaborazione tra le forze politiche e i movimenti anticapitalistici di tutto il mondo e coopera alle iniziative che tendono a raccoglierli e a costituirli in schieramento contro la globalizzazione capitalistica. E in sede, specificamente, di Unione Europea esso agisce per la costruzione di relazioni strutturate permanenti tra i partiti della sinistra antagonista, comunisti e d'altra matrice, e per l'associazione a questa costruzione dei movimenti e delle associazioni della sinistra della società civile.
E' in questa generale prospettiva che il Partito della Rifondazione Comunista propone al complesso delle culture e dei soggetti critici e anticapitalistici gli obiettivi di un nuovo partito comunista di massa, di un nuovo movimento operaio e di un nuovo schieramento politico di alternativa.
Da un po di tempo Liberazione pubblica con grande rilievo articoli che chiedono di abbandonare il nome comunista. Al fondo la tesi riproposta in varie salse è che la parola comunismo è inutilizzabile perché l'esperienza storica concreta ne ha stravolto il significato. Tra chi propone di abbandonare il nome comunista vi è chi si pronuncia a favore del nome sinistra, chi a favore del socialismo, chi non propone nulla. Tutto questo si intreccia con un altro filone di dibattito che propone di andare oltre il Partito della Rifondazione Comunista, per fare un altro partito, per fare un'altra cosa che non sia un partito, etc.
Le argomentazioni portate mi pare ripropongano un po' stancamente quanto già sostenuto da Occhetto e dai suoi sostenitori dopo l'89 ma tant'è, come si sa la prima volta la storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa.
Per quanto mi riguarda io la penso così:
Il concetto di comunismo ha una storia che travalica le vicende del secolo breve. Non voglio qui affrontarlo. Mi pare invece utile sottolineare come in Italia il gruppo dirigente comunista alle origini si è formato nella vicenda dell'occupazione delle fabbriche e valorizzando la costruzione dei consigli di fabbrica. Nel corso della guerra ha saputo dar vita ad un movimento di resistenza antifascista unitario e democratico che ha contribuito a liberare l'Italia e a dare al nostro paese un assetto democratico strutturato attorno ad una carta costituzionale assai avanzata. Successivamente i comunisti hanno variamente lottato e con una certa efficacia contro lo sfruttamento e per la giustizia sociale. Un terzo degli elettori italiani è arrivato a dare fiducia ad un partito che si chiamava comunista e che poneva la questione morale come punto non secondario della riforma della politica. Rifondazione comunista nel suo piccolo è stata presente nei vari conflitti che hanno percorso il paese ed è stata in grado di collocarsi positivamente nella grande stagione nel movimento no global.
Il tutto cercando di intrecciare le lotte per i diritti sociali con quelle per i diritti civili, lotte operaie e lotte ambientali, lotte per la redistribuzione del reddito con le lotte contro la mercificazione delle persone, dell'ambiente, delle relazioni sociali. In altri temini la parola comunismo in Italia è legata alle battaglie per la giustizia e la libertà. Dopo l'era craxiana non mi pare si possa dire lo stesso per la parola socialismo.
La parola sinistra ha storicamente un significato positivo nel nostro paese. Ha a mio parere un difetto e cioè che si tratta di una coperta che copre molte cose. Ad esempio all'interno del partito democratico vi sono persone e posizioni che si definiscono di sinistra che sono però anche variamente confindustriali e per nulla anticapitaliste. La parola sinistra cioè da sola non definisce una posizione chiara dal punto di vista della divisione di classe della società né dal punto di vista della volontà di superare il capitalismo; tant'è che negli anni scorsi abbiamo giustamente detto che esistevano due sinistre, quella moderata e quella radicale o alternativa o antagonista. Da questo punto di vista il definirsi di sinistra e comunisti mi pare rappresenti un modo chiaro per dire da che parte si sta. Siamo di sinistra ma siamo anche comunisti, cioè lottiamo contro lo sfruttamento, quando serve anche contro il Vaticano e ci battiamo per il superamento del capitalismo. Dirsi comunisti è quindi una risorsa per qualificare il nostro essere di sinistra. Porre il tema del comunismo significa porre il nodo della rivoluzione, del cambiamento radicale dello stato di cose presenti. Tant'è che quando taluni esponenti del centrosinistra affermano di non voler mai più fare accordi con liste che contengano la falce e il martello lo dicono non certo per la nostra storia ma perché siamo concretamente, politicamente, qui ed ora, anticapitalisti.
Questo per quanto riguarda l'Italia. I comunisti però, in particolare quando hanno preso il potere, hanno anche fatto grandi disastri. Lo stalinismo ha contraddetto radicalmente le aspirazioni di giustizia e libertà del movimento comunista. Per questo ci siamo chiamati Rifondazione Comunista. Non solo il nome di un partito ma un progetto politico: rifondare il comunismo avendo fatto fino in fondo i conti con lo stalinismo. Riconosciamo che la storia dei comunisti e delle comuniste è la nostra storia, ne abbiamo analizzato gli errori e gli orrori al fine di non ripeterli. Rifondazione e Comunista sono quindi due termini che si qualificano a vicenda, ci parlano della persistenza ma anche della discontinuità, ci parlano della contraddittorietà del nostro tentativo di andare oltre il capitalismo nel nostro essere fino in fondo uomini e donne di questo tempo.
La rifondazione del comunismo è quindi il progetto politico che abbiamo scelto quando Achille Occhetto ha sentenziato che il comunismo era solo un cumulo di macerie. Nulla vieta che altri oggi la pensino come Occhetto ma a me francamente pare che i guai che abbiamo avuto negli anni scorsi non siano derivati dal nostro nome ma piuttosto dai nostri errori politici, in primo luogo la scelta di andare al governo.
Io penso quindi che oggi sia più necessario di ieri dirsi comunisti, di Rifondazione comunista. E' il nome che meglio di qualunque altro definisce qui ed ora il nostro anticapitalismo e la nostra autonomia da un ceto politico che si definisce di sinistra ma con le cui prospettive politiche abbiamo poco a che spartire.
E' evidente che si potrebbe continuare ad argomentare a lungo ma voglio utilizzare lo spazio che mi resta per sollevare un paio di quesiti.
In primo luogo è evidente che la discussione dovrebbe cominciare da qui, cioè dalla rifondazione comunista. Si tratterebbe di aprire una discussione non a negativo ma a positivo. Si tratterebbe di ragionare su come rendere al meglio oggi la prospettiva comunista. Di come la nostra azione non si possa situare solo al livello politico della rappresentanza. Di come si ridefinisca la politica comunista in relazione ai movimenti, alle mille vertenzialità, alle forme di mutualismo. Di come si intreccino oggi i diversi conflitti e come possono interagire in una prospettiva di superamento del capitalismo. Di come si possa affrontare la crisi capitalistica proponendo il tema del controllo sociale dell'economia ed evitando la guerra tra i poveri. Di come si intrecci la lotta per il salario con quella per il reddito sociale con la lotta contro la mercificazione di ogni ambito sociale, e così via. Il dibattito di cui avremo bisogno non riguarda la ripetizione dell'occhettismo ma l'approfondimento della prospettiva della rifondazione comunista. Purtroppo però Liberazione non si cimenta sul terreno della rifondazione comunista ma su quello del suo superamento.
In secondo luogo è bizzarro che il giornale del Partito della rifondazione comunista metta in prima pagina il dibattito sul superamento del comunismo e a pagina 19 gli articoli in cui alcuni dirigenti del partito avanzano proposte politiche e cercano di far avanzare il progetto di rifondazione comunista.
In altre parole, la vera novità non mi pare il dibattito sul comunismo, ma il fatto che oggi Liberazione , il giornale del Prc, sia il soggetto che con maggiore costanza e determinazione chiede il superamento del Prc e del suo progetto politico. Devo dire che questa novità non mi pare molto utile.
Il crollo delle Borse, la recessione economica, non sono un fulmine a ciel sereno, ma il risultato disastroso di anni e anni di politiche economiche a favore del mercato selvaggio e della globalizzazione più ingiusta. In questi anni, per l’Italia lo dicono i dati dell’Ocse, i ricchi sono diventati sempre più ricchi, le lavoratrici e i lavoratori, i giovani precari e i pensionati sempre più poveri. Ora che c’è la crisi si parla di tornare all’intervento pubblico e alle regole, ma intanto i soldi servono per salvare le banche e i banchieri, mentre si tagliano i fondi per le scuole, per la sanità, per le pensioni, per la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali. Da anni i salari vanno indietro e la fatica aumenta e con essa continuano i danni alla salute e alla vita delle lavoratrici e dei lavoratori, ma la Confindustria vuole ridurre il peso del contratto nazionale e del salario certo e aumentare il salario flessibile, incerto, legato al supersfruttamento del lavoro. La crisi avanza ma il Governo e la Confindustria continuano a proporre quelle stesse ricette economiche e sociali che hanno portato ad essa. Bisogna cambiare davvero e prima di tutto è necessario:
DIFENDERE L’OCCUPAZIONE
Bisogna fermare i licenziamenti e la chiusura delle aziende, sia nelle aziende di proprietà italiana sia nelle multinazionali. Il Governo deve intervenire direttamente nelle crisi. Occorre una nuova politica industriale che punti alla difesa dell’occupazione, combatta le delocalizzazioni, investa sulla ricerca e sulla qualità dei prodotti. Occorrono grandi investimenti pubblici per la compatibilità ecologica dell’industria, per l’energia pulita, per uno sviluppo delle città e delle periferie legato ai bisogni reali delle persone, per far crescere il Mezzogiorno. Per questo è necessario superare e rivedere i vincoli del trattato europeo di Maastricht. La difesa dell’occupazione deve accompagnarsi alla difesa della salute. Bisogna mantenere tutte le leggi in vigore e respingere le richieste della Confindustria di alleggerirle. Occorre un intervento straordinario delle pubbliche istituzioni a tutela della salute e della vita di chi lavora e per la repressione di tutti i comportamenti dannosi per esse.
FERMARE LA PRECARIETÀ
Bisogna cambiare le leggi che hanno fatto dilagare la precarietà del lavoro e che oggi rischiano di produrre centinaia di migliaia di disoccupati, tra i giovani soprattutto, ma anche tra gli anziani. Nell’immediato bisogna estendere in tutto il mondo del lavoro, senza dimensioni di impresa, la cassa integrazione al posto dei licenziamenti. Anche i precari devono avere diritto ad essa, i disoccupati devono avere una indennità di disoccupazione più alta e più estesa nel tempo. Deve finire la persecuzione del lavoro migrante, che è continuamente ricattato nei suoi diritti fondamentali con la minaccia di perdere il permesso di soggiorno. Più sicurezza per i migranti significa più diritti per tutti. Si devono estendere i contratti di solidarietà nelle aziende in crisi e bisogna fermare la flessibilità selvaggia degli orari, che distrugge la salute e l’occupazione, cambiando la legge attuale e in primo luogo ripristinando il limite all’orario giornaliero. E bisogna eliminare i vantaggi fiscali per lo straordinario.
DIFENDERE IL SALARIO
Bisogna aumentare le retribuzioni dei lavoratori a partire da quelle dei contratti nazionali. Per questo va respinto il documento della Confindustria che riduce il salario reale, a partire dal contratto nazionale, mentre vuole imporre ancora più flessibilità ed incertezza al salario aziendale. Non vogliamo che i salari seguano i destini e l’andamento delle Borse. Per questo rivendichiamo anche una positiva conclusione delle vertenze aziendali. Per sostenere il reddito dei lavoratori e dei pensionati bisogna ridurre le tasse sulle retribuzioni e sulle pensioni medio basse, detassare la tredicesima per tutti, detassare la cassa integrazione, eliminare definitivamente il drenaggio fiscale sui redditi fissi. Occorre un intervento sui prezzi, a partire da quello della benzina, bisogna contenere e ridurre i mutui sulla prima casa e gli affitti.
RIPRISTINARE GIUSTIZIA SOCIALE E FISCALE
Occorre riprendere la lotta all’evasione fiscale, aumentare le tasse sulle grandi ricchezze, sulle grandi eredità, sulla finanza, sui grandi patrimoni immobiliari. Bisogna combattere davvero i privilegi delle caste e rendere efficiente con giustizia la pubblica amministrazione. La giustizia fiscale deve servire a rendere efficiente e giusto lo Stato sociale, potenziando prima di tutto la scuola pubblica, e per questo diciamo «No» ai decreti del Governo che la portano indietro di cinquant’anni. Va sviluppata la sanità pubblica e rafforzato il sistema pensionistico pubblico, che non ha alcuna alternativa reale.
AFFERMARE LA DEMOCRAZIA
Il Governo e la Confindustria vogliono limitare le libertà dei lavoratori. Il Governo propone una legge fortemente lesiva del diritto di sciopero sia nei settori pubblici sia in quelli privati. La Confindustria, propone di istituire sanzioni contro i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori che non rispettano le regole che vuole imporre alla contrattazione. Nello stesso tempo riparte l’attacco sull’articolo 18 che tutela dai licenziamenti ingiusti e cresce l’autoritarismo in tutti i luoghi di lavoro. Diciamo No alla limitazione delle libertà delle lavoratrici e dei lavoratori. Chiediamo in tutti i luoghi di lavoro la piena applicazione dei diritti sanciti dalla Costituzione. Rivendichiamo una legge sulla democrazia sindacale che garantisca alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto a decidere liberamente sia su chi li rappresenta, sia sulle piattaforme e sugli accordi che li riguardano. Le cose non cambieranno da sole. Chi, nell’economia e nella politica, si è abituato per decenni a scaricare tutti i costi sul lavoro, non cambierà solo con le parole. Per questo bisogna scendere in lotta. Le metalmeccaniche e i metalmeccanici si mobilitano per rivendicare che la ripresa economica si fondi sui diritti del lavoro e sulla crescita dei salari. La lotta dei metalmeccanici sarà parte della più grande mobilitazione di tutto il mondo del lavoro per difendere l’occupazione e i diritti e per cambiare la politica economica e sociale.
VENERDÌ 12 DICEMBRE 2008 LE METALMECCANICHE E I METALMECCANICI DI TUTTA ITALIA SCIOPERANO PER 8 ORE E MANIFESTANO A ROMA PER IL LAVORO, I DIRITTI, IL SALARIO, LA DEMOCRAZIA
Lettera di Mariarosaria al manifesto: “Sti incazzata nera”
Carissimi amici e compagni del "il manifesto", sono Mariarosaria da Napoli, vostra affezionata lettrice (già vi ho scritto una volta, dopo la caduta governo Prodi ed elezioni vinte da Berlusconi).
Vi scrivo, ancora una volta, per raccontarvi una cosa che mi è accaduta (diciamo un riscontro che ho avuto), che dimostra, ancor più, le bugie che ha detto e che continua a dire il governo attuale.
Dunque, io sono un 'infermiera; quest'anno nel periodo estivo (agosto), come l'anno scorso, mi è capitato di dover fare dei turni in più.
Sinceramente li ho fatti - pure quest'anno,- credendo, poi, di avere in busta paga qualcosa in più come successe l'anno scorso (soldi che a me, donna separata con 2 figli da mantenere, bollette e spese da pagare, facevano comodo).
Invece, cosa è successo?
Quest'anno, con gli stessi turni in più dell'anno scorso, a differenza dell'anno scorso che effettivamente ho preso soldi in più in busta paga, quest'anno ho preso qualcosa in più sii, ma di tasse.
Andando a prendere addirittura meno dello stipendio che normalmente prendo (avendo però lavorato in più), essendoci stato un aumento delle tasse appunto.
La differenza è semplice; l'anno scorso c'era il governo Prodi e quest'anno il governo del Cavalier imprenditore Berlusconi.
Il sig. Berlusconi non ha fatto altro che “buttare fumo negli occhi” ...
“Sti incazzata nera”, non ce la faccio quasi ad arrivare a fine mese, bollette aumentate su tutti i fronti; (mi piacerebbe dare un contributo per il manifesto perché credo in voi e voglio che continuate ad uscire, perchè siete l'unica voce di noi popolo di sinistra, ma non posso farlo; l'unica cosa che posso fare è acquistare il manifesto ogni giorno).
Qui si lavora solo e, tempo e denaro per lo svago o altro non ce ne è.
È brutto, in alcuni casi, dire no ad un figlio; mi sento frustata.
Io, questo governo non lo volevo, perché sapevo che avrebbe fatto solo guai. Ad esempio, alla scuola elementare di mio figlio questa settimana ci sono state 2 riunioni sindacali, giuste tra l'altro, cosa che fino a poco tempo fa si faceva ogni mese.
L'Italia è in rivolta, ma non se ne rendono conto del malcontento che hanno seminato?
Non è giusto...
Grazie e scusate ancora per lo sfogo...
Un abbraccio grande a tutti voi de "il manifesto". Forza e coraggio che ce la possiamo fare tutti uniti, perchè a differenza di ciò che credono: noi popolo di sinistra ci siamo ancora.
Qualcuno ha deciso con una legge, la 133/2008, che:
1) L’università pubblica deve morire;
2) le piccole Università come quella di Viterbo debbano scomparire.
Nel contesto di crisi economica in cui si regalano miliardi di euro alle banche, non saranno certo gli studenti, i docenti e i precari della ricerca e le cittadine universitarie a pagarne il prezzo!
Chiediamo l’aiuto di voi cittadini viterbesi, per lottare contro un vergognoso attacco alla più grande istituzione formativa di questo territorio.
Ci tolsero l’autostrada, la ferrovia, i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno,
NON CI TOGLIERANNO ANCHE L’UNIVERSITA’
Se non lo fate per noi, fatelo almeno per i vostri figli.