Partito della Rifondazione Comunista di Viterbo Blog

Clicca qui per tornare all'home page Circolo Rifondazione Comunista Viterbo





Click here for english traduction Blog Rifondazione Comunista Viterbo English Version Blog by Google
 
"
Compagni Unità!

Admin
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc.

La manovra economica varata oggi, e in via definitiva, dalla Camera dei Deputati, ha tre caratteristiche, tutte negative: è recessiva, antipopolare, anticostituzionale. E' recessiva perché, di fronte a una crisi economica internazionale certa in arrivo, comporta una riduzione secca e sostanziale del potere d'acquisto di lavoratori, pensionati e famiglie da un lato, mentre taglia la spesa sociale e i trasferimenti agli enti locali, aumentando per giunta le tariffe e i prezzi, dall'altro.

E' antipopolare perché peggiora le condizioni di lavoro e di vita dei pensionati e dei lavoratori italiani, da quelli stabili - rispetto ai quali peggiora il contratto nazionale di lavoro, avviandone la sua sostanziale destrutturazione - a quelli precari, che vedranno diminuire drasticamente le possibilità e le speranze di ottenere un lavoro certo.

Infine, è anticostituzionale perché lede l'articolo 3 della Carta costituzionale, violando il principio dell'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge con una norma, quella cosiddetta "anti-precari", che discrimina in modo odioso tra chi ha un contratto di lavoro precario o addirittura una causa in corso per vedersi riconoscere il diritto alla stabilizzazione del suo posto di lavoro e chi non ce l'ha.

Ecco perché, contro questa manovra economica, daremo vita - in autunno - ad una grande mobilitazione popolare e di massa grazie alla quale punteremo a coinvolgere tutte le organizzazioni politiche, sindacali, sociali della sinistra d'alternativa e d'opposizione che vogliono battersi davvero contro questo governo.


Fonte: Ufficio stampa Prc

Roma, 05/08/2008

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 29/07/2008 @ 09:59:09, in Sinistra Quella Vera, linkato 20 volte)

Paolo Ferrero Segretario di Rifondazione Comunista

 

Intervista al nuovo segretario di Rifondazione comunista. Noi estremisti? Per Veltroni è estremista anche Rosy Bindi. Vendola? Il pluralismo è un arricchimento, il correntismo è un impoverimento

 

Ferrero: «Chiedo a tutto il Prc

di sostenere la svolta a sinistra»

 

di Romina Velchi

Se gli chiedi se ha il torcicollo, Paolo Ferrero sgrana gli occhi come chi non ha capito la domanda. Perché il neosegretario di Rifondazione comunista, ovviamente, respinge al mittente le critiche di chi ritiene che sia finita la storia del Prc e che, dopo il congresso di Chianciano, il partito nato diciassette anni fa stia facendo un salto all'indietro. «Se c'è una cosa finita è questa parentesi di collaborazione organica con il Pd. Per me il vero strappo con la storia di Rifondazione comunista è stato andare al governo con forze moderate come l'Udeur o fare l'accordo al primo turno con Rutelli a Roma. Proseguire con questa linea politica sarebbe stato il suicidio del Prc. Il problema non è più ricostruire un centrosinistra, ma, attorno e con Rifondazione comunista, una sinistra in grado di rappresentare l'opposizione sulle questioni sociali, democratiche e morali».

Dicono di lui che è spartano, anche a causa della sua fede valdese. E subito penso che esagera quando mi riceve, al terzo piano dello stabile che ospita la direzione del partito, in una piccola stanza senza aria condizionata e con sulla porta la targa con un altro nome. Questo vuol dire essere un «valdo-marxista», come qualche giornale ti ha ribattezzato? «Mah - si schermisce - sono credente, nato in una famiglia valdese e di sinistra "non targata". Sono diventato marxista, e poi comunista, sui banchi di scuola, nel '76-'77, come molti della mia generazione».

 

«Ora gestione unitaria
Il Prc non guarda indietro»

Per la cronaca, il neosegretario di Rifondazione comunista, piemontese, ha 48 anni, due figli, suona il pianoforte e non ama, dicono, borse e vestiti di marca. Nel '79, appena uscito dall'istituto tecnico, entra nella Fiat come operaio metalmeccanico e nell'80 è obiettore di coscienza: «La nonviolenza l'ho scoperta un po' di anni fa; per me, è un valore da sempre».


Paolo Ferrero


Hai detto che andrai meno in tv...

Il problema non è andare meno in televisione, ma non pensare che il rapporto tra noi e la nostra gente passi esclusivamente per la comunicazione televisiva. La tv è necessaria, nessuno pensa il contrario. Ma c'è un altro lavoro da fare: stare tra la gente in carne ed ossa e misurarsi con i problemi reali del vivere quotidiano. La tv è un pezzo della propaganda e il nostro lavoro non si può ridurre ad essa. Dobbiamo affrontare problemi concreti e costruire risposte a questi problemi; dobbiamo evitare che la politica si riduca a presenza nelle istituzioni e mera propaganda, ma sia lavoro sul territorio, nei luoghi di lavoro, come ha sempre fatto il movimento operaio, come abbiamo fatto da Genova in poi. Dobbiamo migliorare quel modello.


Ma come si fa a fare il segretario di un partito spaccato a metà?

Si fa lavorando onestamente per una gestione unitaria del partito. Domenica ho proposto che il tesoriere del partito, che ha votato la mozione Vendola, resti al suo posto e sono contento che abbia accettato: domani avremo un primo incontro. A settembre proporrò anche a tutte le mozioni di entrare in segreteria. Che non è un invito a sedersi su uno strapuntino, ma ad assumersi responsabilità concrete. E si fa mettendo in campo con determinazione nettissima la linea politica decisa al congresso, dopo mesi di discussioni interne e un lungo periodo di progressiva passivizzazione. Insomma, facendo uscire il partito dalle sue stanze. Il congresso ha deciso una linea chiara, ne propongo la gestione unitaria.


Ma Vendola ha già detto che non entrerà in nessun organismo dirigente. La "Rifondazione per la sinistra" sarà una spina nel fianco?
Vedremo nel concreto. Io considero il pluralismo una ricchezza, se non è correntismo. Il partito nel partito, al contrario, lo giudico un impoverimento. Sarei perplesso se chi vuole l'unità della sinistra poi, per esempio, proponesse una manifestazione solo della sua corrente.


Dicono che in realtà volevi fare il segretario fin dall'inizio; che sei stato «furbetto» e hai impedito l'accordo con la mozione che aveva il 47% dei voti.
Ho sempre detto che prima bisognava discutere di politica e non fare una sorta di primarie. Sarebbe stato un plebiscitarismo, questo sì, sbagliato. Quanto all'accordo, ci è stata proposta come base la relazione di Nichi Vendola. Che è legittimo, ma non era una posizione condivisibile e non diceva una parola sulla necessità di una svolta a sinistra dopo l'esperienza del governo Prodi. Erano linee politiche diverse e c'era un rischio che andava evitato a tutti i costi: produrre un documento ambiguo in cui non si capiva niente, lasciando Rifondazione nel pantano. Nessuna delle mozioni ha avuto la maggioranza assoluta e compito del congresso era determinare una sintesi. Questo è stato possibile con le altre mozioni ma non con la due.


Ma è vero o no che la maggioranza che ha vinto il congresso è eterogenea? Quale progetto politico la tiene insieme?

Intanto ricordo che questa maggioranza è meno eterogenea di quella che sostenne Bertinotti contro Cossutta nel '98: c'era, per esempio, l'area di Sinistra critica che oggi è fuori dal Prc. Ma, battute a parte, le quattro mozioni si sono ritrovate su un progetto politico chiaro, che nel documento votato dal congresso si articola in tre punti fondamentali. Il primo: si riparte da Rifondazione comunista, come partito (le tesi della conferenza di organizzazione di Carrara) e come progetto politico (il tema della rifondazione comunista e della trasformazione radicale della società). Il secondo: rilancio a partire da un nuovo lavoro nel sociale. La Sinistra arcobaleno ha perso perché era un'unità di ceti politici fuori dalla società. Il che significa riscoprire il senso pieno della parola politica: non solo stare nelle istituzioni, ma costruire lotte e mutualismo, come era nel movimento operaio. E terzo: svolta a sinistra. Cioè riprendere piena autonomia dal Pd. Non vogliamo essere l'estrema sinistra di un partito liberale, ma il partito di un nuovo movimento operaio che si pone il problema della trasformazione della società. Il nodo deve essere la costruzione dell'opposizione a Berlusconi e Confindustria a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro. E in questo lavoro di costruzione, fondamentale è tenere insieme questione sociale, questione morale, questione democratica.

 

Ti riferisci alle polemiche su Di Pietro che hanno tenuto banco nel dibattito congressuale?Il mio lavoro è far sì che sia il Prc a convocare una piazza e non partecipare alla manifestazione di altri con cui non si condividono molte questioni. Dire che sono un giustizialista è una stupidaggine. Semplicemente penso che la sinistra non può stare a guardare, deve muoversi e giustamente mostrare la propria indignazione contro le leggi vergogna di Berlusconi. Meglio Piazza Navona che niente. Ripeto: il nostro vero problema è farla noi la manifestazione. E ne approfitto per respingere l'accusa di essere un plebeista. Dico solo che non si può separare la politica dal sociale. Questa sì sarebbe una visione subalterna. Bisogna socializzare la politica per politicizzare il conflitto sociale.


Che vuoi dire?

A noi serve una politica nell'accezione più larga, che sappia padroneggiare la complessità dell'agire politico. Per noi comunisti politica vuol dire trasformazione della realtà, sia quando lavoriamo nelle istituzioni, che quando lavoriamo nella società. Considero pericolosa l'autonomia della politica (tipica della sinistra moderata), dove i ceti dirigenti si sentono liberi di fare quello che vogliono. La politica come arte della governabilità, come fatto separato dalla società, non c'entra niente con il comunismo. Cos'era il Pci quando aveva due milioni di iscritti? Non era certo quello degli eletti, ma quello che lavorava nei quartieri, nelle fabbriche. I consiglieri erano i terminali della lotta che si faceva sul territorio (mi viene in mente la battaglia contro la legge truffa). Non è quello che abbiamo fatto dopo Genova? Invece, gli ultimi due anni hanno indotto nel Prc modifiche non consapevoli di cultura politica. E' vero che la critica alla casta è egemonizzata dalla destra e dalla Confindustria, ma non possiamo far finta di niente. O facciamo nostra la critica, da sinistra, o siamo muti. Non a caso proponiamo di attuare le decisioni prese a Carrara, come la rotazione delle cariche e la non cumulabilità degli incarichi.



Il Pd è preoccupato. Veltroni dice che hanno vinto «le posizioni più estreme». Vuoi far cadere tutte le giunte di centrosinistra?

Hanno vinto posizioni di sinistra. Non c'è nulla di estremista. Chiediamo cose semplici come la giustizia sociale, la liberà, il rispetto dell'ambiente e l'allargamento dei diritti. Mi viene da dire che chi ha iniziato la legislatura con l'abbraccio a Berlusconi dovrebbe considerare estremista pure Rosy Bindi e la dottrina sociale della Chiesa. Ed è una stupidaggine l'idea che faremo cadere tutte le giunte locali. Sono boatos frutto di una campagna tesa a deformare la nostra posizione, come quasi su tutto. Quello che diciamo è che, nel rispetto dei livelli locali di decisione, occorre fare una ricognizione della nostra attività istituzionale, per verificare se è coerente con la nostra linea politica. Cioè se dà risposte alla domanda sociale, visto che gli enti locali sono il primo interlocutore del cittadino (si pensi alla casa, agli asili nido, alle rette, ecc) e il loro potere è via via aumentato con il federalismo. Per come la vedo io, le giunte di centrosinistra si devono distinguere nettamente da quelle di destra. In alcune questa differenza è esigua. Lunga vita, quindi, alla giunta pugliese, ma ritengo sbagliato rientrare nella giunta della regione Calabria.

 

29/07/2008

 

Fonte: www.liberazione.it

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Oreste Treteste (del 29/07/2008 @ 08:55:37, in Circolo Prc Viterbo, linkato 20 volte)

 Circolo PRC di Viterbo

Il giorno 5 luglio 2008 si è tenuto presso i locali della Federazione di Viterbo il 7° Congresso del circolo di Viterbo del Partito della Rifondazione Comunista.

In occasione del Congresso è stato eletto il nuovo Direttivo del Circolo che è composto dai seguenti membri:

·         Bellucci Angelo

·         Benigni Giuliano

·         Cardoni Fabrizio

·         Ciprini Michela

·         Coco Bruno

·         Maienza Olimpio

·         Messina Sonia

·         Perugini Maria Antonietta

·         Rocchi Lino

·         Trisolini Marco

 

A sopradetti si dovrà aggiungere il presidente del Collegio di Garanzia che verrà eletto a breve.

 

Il Direttivo si è successivamente riunito ed ha eletto Michela Ciprini come nuova segretaria del Circolo di Viterbo.

Con la presente cogliamo l’occasione per fare gli auguri di un buon lavoro alla nuova segretaria.

  

Il Direttivo

del Circolo Prc di Viterbo

 

 

29 luglio 2008   

Via Garibaldi, 46 - 01100 – VITERBO

tel. 0761.303 516

e-mail: prcviterbo@libero.it

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 27/07/2008 @ 12:59:08, in Sinistra Quella Vera, linkato 9 volte)

Ventisette applausi, neppure un fischio per l'atteso intervento del leader storico

Sì a un "nuovo processo costituente" ma né col Pd né con Di Pietro

Bentornato compagno Fausto

Bertinotti ricompone il congresso

"Oggi non c'è opposizione perché non c'è sinistra. Serve il socialismo del XXI secolo"

Anche Ferrero applaude: "Ripartire dal basso, un intervento da mozione 1"

dal nostro inviato CLAUDIA FUSANI

Bentornato compagno Fausto

Bertinotti ricompone il congresso

CHIANCIANO - Il compagno Fausto prende la parola, vola alto, parla di Politica, dice molte cose di sinistra, lascia i salotti, torna in piazza e mette d'accordo tutti. Dopo mesi di liti, processi e colpi incrociati che hanno ridotto Rifondazione a un mucchio di nodi in apparenza senza soluzioni, il VII congresso ritrova una sua unità e una sua strada. Almeno per qualche ora. Comunque quasi un miracolo rispetto al clima di tensione che ancora si toccava negli interventi immediatamente precedenti quelli dell'ex presidente della Camera. E che poi si toccherà di nuovo nel tardo pomeriggio. Un miracolo che può essere misurato con i 27 applausi che hanno scandito un discorso lungo 24 minuti; nei 30 secondi di applausi con cui è stato accompagnato dalla seggiola in settima fila fin sul palco; e nei sette minuti e mezzo di standing ovation finale esplosa dalla platea dei 650 delegati stracolma come non mai. Un infinito, appassionato abbraccio all'uomo che ha portato Rifondazione all'8,5 per cento e a un passo dalla tomba aggregando la Sinistra-L'Arcobaleno. Un miracolo, infine, che ha la faccia delle decine di persone con gli occhi lucidi, con la guance rigate dalle lacrime, soprattutto donne. E dello stesso Bertinotti che dopo tutto torna al microfono e dice, mano sul cuore: "Grazie per tutto quello che mi avete dato in questi anni, vi voglio bene".

Dopo la sconfitta l'ex segretario non aveva più parlato in pubblico dello tsunami elettorale e di come fare per ritrovare una strada. Interventi spot che rinviavano sempre a oggi, al congresso. "Oggi" è arrivato, con molte paure, il timore dei fischi e delle vendette tipiche dei congressi che devono mettere un punto e fare i conti. Non c'è stato neppure un fischio. Anche perché, abilmente, Bertinotti è stato molto attento a non sfiorare mai il tema delle divisioni interne, delle ben cinque mozioni che rischiano di frantumare Rifondazione. "Si può cominciare da tante parti, io scelgo di cominciare dalla crisi di moralità, di quando si smette di scandalizzarsi di un governo che ogni giorno distrugge i principi della Costituzione, che attacca la scuola fondamento della democrazia e annulla l'insegnamento di don Milani" attacca Bertinotti, maglietta blu e giacca a righe, dimagrito ma grintoso. Sono le 12.30, scatta il primo di una lunga serie di applausi, più di uno al minuto.

"Fare e essere opposizione". E' un compito "enorme" dice l'ex segretario che parla come delegato di Cosenza, "specie contro questo governo". Un compito che deve partire "dalla costruzione di un nuovo senso di appartenenenza e di comunione". Quella del 13-14 aprile è stata una "sconfitta storica" soprattutto perché "la cultura di sinistra in questo paese è minoritaria e quella di destra maggioritaria". L'esperimento della Sinistra-L'Arcobaleno ha "aggravato l'esperienza fallimentare del governo Prodi". Ma quello che sciocca è vedere che "il malcontento trova sfogo ed esito nella destra". "Quando un operaio tesserato per la Fiom va a votare Lega non è uno sciocco ma vuol dire che è stata tradita un'attesa. Noi dobbiamo essere in grado di riproporre la stessa attesa". Per farlo occorre "un'operazione politico-culturale per ricostruire la sinistra, antagonista, che rischia di scomparire in Europa". Il nemico da combattere, poi, "non è solo Berlusconi" ma questo "capitalismo totalizzante e incivile" e "l'individualizzazione del conflitto fino all'estremo atto del sabotaggio". Il nemico è il principio del "dividi e comanda". Anche per questo va difeso il sindacato.

Ricominciare "dal basso con processo costituente". "Ricominciamo" è la parola d'ordine del congresso. Campeggia in tutti i manifesti, ovunque nel parco termale di Chianciano. Ma da dove? "Dal basso" dice Bertinotti. Dopo una sconfitta come questa "non ci si può più sbagliare". Ammette che "sono state sconfitte tutte le ipotesi di unità a sinistra" ma quello che comunque serve adesso è un "processo costituente", parola maledetta per il congresso, quella che divide, che fa impazzire la mozione 1 di Ferrero ma non parte neppure un fischio. Ora serve "qualcosa di diverso", più che "assemblare l'esistente si deve tornare al contributo dei singoli". Allora ripartire dalle "case del popolo, dalla non-delega", da questa assemblea e da questo congresso, sempre però "innovando perché nessuno ha mai ricominciato tornando sui suoi passi".

Le allenze: né col Pd, né con Di Pietro. E' uno dei momenti in cui la platea si spella maggiormente le mani. "Il Pd non ha i fondamenti per essere partito di opposizione" e "la politica populistica di Di Pietro non è di sinistra, anzi è di destra". L'opposizione da sinistra non può che "essere costruita da sinistra". Quello che serve è "ricostruire un nuovo movimento operaio". E attenzione alle parole: "Nuovo perché la classe operaia è cambiata" e movimento, cioè, e cita Marx, "quello che cambia l'ordine delle cose". Quello che serve è costruire il "socialismo del XXI secolo". E' l'apoteosi.

Reazioni. Applaudono tutti. Anche Ramon Mantovani, molto critico con Bertinotti in questi mesi, e che in mattinata aveva detto dal palco: "Sono nostalgico del partito del 1995, che mobilitava migliaia di persone nelle piazze". E Paolo Ferrero, leader della mozione 1, quella che si oppone a Vendola (documento 2) e quindi anche a Bertinotti. "Sul passaggio relativo alla Costituente non sono d'accordo - dice l'ex ministro - per il resto mi sembra un intervento da mozione 1". Gli è piaciuta molto la ripartenza del basso: "Per molto meno, mi avrebbero accusato di volere l'autonomia del sociale dal politico". Qualcuno, nella mozione 1, parla addirittura di "sesta mozione".

Solo tra qualche ora, al massimo domani, si capirà se il compagno Fausto è riuscito a fare il miracolo, a ricomporre ciò che è frantumato. "La nostra parola è di nuovo liberazione" quasi urla chiudendo l'intervento. E di sicuro, "non ci poteva essere un congedo migliore di questo".

(26 luglio 2008)

Fonte: www.repubblica.it

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 26/07/2008 @ 10:40:37, in Sinistra Quella Vera, linkato 10 volte)

Rifondazione: si va alla conta

Fallisce l'ultima mediazione nella notte: Ferrero verso la candidatura contro Vendola

 
Nichi Vendola e Paolo Ferrero (Ap)
Nichi Vendola e Paolo Ferrero (Ap)
Dopo una lunga riunione notturna, i delegati della prima mozione, capitanata dall'ex ministro Paolo Ferrero, decidono di rifiutare l'offerta di mediazione dentro il partito e di andare alla conta, e quindi con molta probabilità a sfidare il governatore della Puglia Nichi Vendola con la candidatura di Ferrero.

È fallito il tentativo di Claudio Grassi, leader di «Essere Comunisti», di portare la prima mozione a un'intesa con i vendoliani, un accordo che prevedeva l'intesa politica su un programma, la gestione della segreteria non a maggioranza, ma la leadership di Vendola. «La mia linea è stata sconfitta - ammette Grassi al termine della riunione - e io mi adeguo alla maggioranza. Spero solo che Ferrero abbia fatto bene i conti, certo da domani sarà un altro congresso». L'ex ministro punta ora a raccogliere i consensi delle altre 3 mozioni di minoranza per raggiungere la maggioranza del partito al comitato politico, che domenica eleggerà il nuovo segretario. «Domani (oggi, sabato, per chi legge, ndr.) - spiega Ferrero - presentiamo un documento in commissione politica in cui spieghiamo la nostra linea che prevede tra l'altro l'autonomia dal Pd ed il rifiuto di un nuovo centrosinistra, il rilancio del partito partendo dal sociale e la presentazione alle Europee con il simbolo di Rifondazione. Io mi candido? Domani è sabato...». Le trattative con le altre mozioni sono già avviate tanto che dalla mozione tre, che fa capo a Fosco Giannini, si spiega che «sono necessarie delle garanzie».

26 luglio 2008

Fonte: www.corriere.it

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Oreste Treteste (del 23/07/2008 @ 12:48:32, in Sinistra Quella Vera, linkato 22 volte)

GRASSI: "CON VENDOLA NESSUN ACCORDO"

Smentisce categoricamente ogni accordo fra lui e Vendola. Liquida tutto ciò che è stato scritto in questi giorni come fantasie della stampa: dunque nessuna intesa, nessuno scambio (il riconoscimento del governatore della Puglia come segretario in cambio della rinuncia alla prospettiva di una costituente della sinistra), nessun attività per scavalcare l'altro firmatario della mozione, Paolo Ferrero. Claudio Grassi mette a tacere qualsiasi fuga di notizie sul tandem che lo vuole protagonista insieme a Vendola di un asse, e rilancia invece la sua prospettiva: quella di arrivare, con l'appuntamento congressuale di Chianciano, ad una gestione unitaria del partito con la sottoscrizione da parte di tutte le componenti di un unico documento. Del resto, secondo lui, i dati parlano chiaro: anche la mozione Vendola ha vinto senza vincere, visto che i congressi dei circoli non gli hanno riconosciuto quel 50% necessario a conquistare la maggioranza assoluta. Rispetto a questo non resta che la strada di una convergenza interna che porti a rilanciare un partito in grande difficoltà. Occasione di partenza, il congresso che inizierà giovedì nella città toscana.

Partiamo dalla notizia di questi giorni: l'accordo tra te e Vendola di cui parlano tutti i giornali. Esiste e cosa prevede?

Si tratta di una fantasia giornalistica che sta circolando ma è assolutamente priva di fondamento. Non ho infatti incontrato Vendola né discusso con lui di accordi. Il punto politico è un altro, cioè che nelle votazioni dei congressi dei circoli nessuna mozione ha ottenuto quel 50% delle preferenze che l'avrebbe resa vincitrice: quindi, è indispensabile che al congresso si maturi una convergenza unitaria intorno ad un documento politico comune. Questo è secondo me l'obiettivo da perseguire. Io ho avanzato alcune proposte in tal senso e ne discuteremo all'appuntamento di Chianciano.

Dunque nessun accordo?

No, nessun accordo.

Eppure le notizie diffuse a mezzo stampa accennano anche ai contenuti di questa presunta intesa fra te e il governatore della Puglia: si parla della tua disponibilità ad accettare l'elezione di Vendola a segretario in cambio di una rassicurazione, da parte sua, a frenare sul progetto della costituente di sinistra.

Al di là del fatto, ribadisco, che non c'è nessun accordo fra me e Vendola, credo che il problema non sia quello che lui mi rassicuri sulla costituente di sinistra, perché su quale sia l'atteggiamento del partito verso questo progetto hanno già detto tutto i risultati delle votazioni dei circoli, i quali hanno dato una maggioranza relativa alla mozione Manifesto per la Rifondazione, quindi di fatto la costituente della sinistra che essa prospettava non ha raccolto l'approvazione dei nostri compagni e delle nostre compagne. Si tratta di una proposta respinta e sulla base di questo bisogna formularne una alternativa, che si fondi su tre punti irrinunciabili. Il primo è quello di uscire dal dibattito interno per costruire l'opposizione politico-sociale al governo Berlusconi assieme alle altre forze della sinistra, ai sindacati, ai movimenti.

E il Pd?

Dipende dal partito di Veltroni. Per adesso non mi sembra che ci sia tra noi la stessa lunghezza d'onda politica. Perciò al congresso si dovrà lavorare ad una nostra proposta di sinistra di opposizione all'esecutivo delle destre.

Quali sono gli altri punti della tua proposta alternativa comune, oltre all'opposizione sociale a Berlusconi?

Rilancio del Prc e sua riforma, magari ripartendo da Carrara, dove si è registrata una certa condivisione interna. E poi, la presentazione del Prc alle elezioni europee con il proprio simbolo e il proprio programma. Anche su questo mi sembra si concordi e anche questo dovrà rientrare nel documento unitario da approvare al congresso per rilanciare il partito.

Cosa avete sottoscritto unitariamente a Carrara?

Si affermava la critica verso la gestione maggioritaria del partito prevalsa al congresso di Venezia. Poi, si rilanciava la prospettiva di una gestione unitaria del Prc, per cui si prevedeva un ruolo nel processo unitario ma senza che esso rinunciasse in alcun modo alla sua autonomia politico-organizzativa-culturale. Terzo aspetto emerso da Carrara era la critica al personalismo e istituzionalismo che hanno segnato gli ultimi anni di vita di Rifondazione e verso cui si stabiliva un'azione di contrasto.

E sul dilemma storico: Prc di piazza o di governo?

Questo nodo è stato sciolto dalla realtà dei fatti, noi dobbiamo attrezzarci per rivestire un ruolo di opposizione che non sarà breve e per cui si deve ripartire dalla costruzione di un insediamento sociale nei territori. Con questo Pd e il suo attuale impianto politico-programmatico, almeno che non si aprano scenari nuovi dentro di esso, non è praticabile nessuna intesa comune per il governo del Paese.

Vendola però aveva apprezzato i segnali lanciati da D'Alema nei mesi scorsi sulla ricostruzione di un centrosinistra.

Rispetto Vendola, ma sulle proposte lanciate da D'Alema sarei più cauto. Pur apprezzando le affermazioni sulla legge elettorale e sul dialogo, non posso non notare la distanza che c'è in merito alla proposta politica.

Tu hai parlato della necessità di arrivare, a Chianciano, ad un documento unitario. Ma è una prospettiva possibile secondo te?

E' sicuramente una sfida difficile, perché la fase precongressuale è stata molta aspra e non ci si è certo distinti per positività: il tesseramento gonfiato e le modalità opache di svolgimento dei congressi non sono elementi di poco conto. Ma bisogna guardare avanti. Non ci sono alternative per il Prc se vuole continuare ad esistere.

Tu bocci la costituente della sinistra perché non ci sono le condizioni politiche o proprio perché il progetto in se stesso non ti convince?

Sono contrario a qualsiasi progetto che contempli il superamento del Prc e la costituente della sinistra si è fondata su questo possibile sbocco. Tale contrarietà non significa però rinunciare all'unità della sinistra, il fatto è che essa non può essere ridotto alla creazione di un partito unico. Nel nostro Paese la cancellazione di un partito comunista sarebbe un errore, come dimostrano le elezioni di aprile.

E la prospettiva comunista di Oliviero Diliberto?

Sono stato al congresso del PdCI, dove il suo segretario ha proposto la riunificazione del suo partito con il nostro. Tengo a precisare che non si tratta della costituente comunista, ma di qualcosa di diverso, cioè della riunificazione di due partiti, mentre la seconda è una chiamata a raccolta su base ideologico più che politico-programmatica. Diliberto ha sicuramente avanzato una proposta interessante e che va valutata, anche se in questa fase la vera necessità è quella di rilanciare il Prc. Certo, è un segnale importante quello che arriva da Salsomaggiore perchè dopo la terribile scissione e una fase di incomunicabilità, oggi i rapporti fra questi due nostri partiti sono migliorati.

Fonte: APRILEONLINE.INFO 22.7.08

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Massa Marittima: premiato Daniele Vita per la mostra sui partigiani della Tuscia 

Informiamo che al Toscana Foto Festival di Massa Marittima (Grosseto) è stato assegnato il premio Epson Le Logge al fotografo Daniele Vita per la mostra audio-fotografica Morale della Favola - presentata alla sala Gatti di Viterbo all’interno della rassegna ARCI Resist 2008 - per la quale sono stati fotografati e intervistati i partigiani del Viterbese Renato Busich, Biagio Gionfra, Aldo Laterza, Nello Marignoli, Ugo Rapiti, Bruno Selvaggini e Giacomo Zolla.

Il premio verrà consegnato all’autore  la sera di sabato 19 luglio a Massa Marittima, dove la mostra sarà esposta nell’edizione 2009 del festival.

Ci congratuliamo con Vita, un artista del nostro territorio, nonché iscritto alla nostra Associazione, la cui premiazione va ad aggiungere un importante tassello nel lavoro di recupero e di trasmissione della cultura resistenziale e antifascista della Tuscia. Un lavoro di cui oggi c’è quanto mai bisogno.

Silvio Antonini

Segretario e Portabandiera

ANPI CP Viterbo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Convergenza raggiunta a cena fra relatore e controrelatore sulla figura di Carlo Petrini



di Domenico Capano



Torino - Sono le ore 17,40 dell’otto luglio 2008 quando, nella sala lauree della facoltà di Scienze Politiche di Torino – nello scenario di Palazzo Lionello Venturi – in via Giuseppe Verdi 25, il tredicesimo ed ultimo candidato della giornata, Romano Borrelli, inizia ad illustrare alla commissione di laurea, presieduta dal prof. Bruno Contini, la sua tesi intitolata: “Lo spirito e le circostanze di un’impresa culturale: l’Istituto storico di Bra”.

Per Borrelli, studente e lavoratore, è questa la sua laurea specialistica, che assieme ad una dimestichezza nel parlare in pubblico, acquisita durante le assemblee di fabbrica alla Denso di Poirino (dove ha lavorato per oltre dieci anni) e, alle riunioni del circolo Prc “Lenin” di Torino, fan sì che egli affronti la prova, in seduta di laurea, parlando a braccio della sua tesi, senza alcun ausilio di diapositive proiettate, ma con l’emozione – ugualmente presente – per il limitarsi del raggiungimento di un traguardo importante, a cui tiene tantissimo.

Un traguardo frutto d’enormi sacrifici, il cui lavoro finale dedica ad Elena (donna che ha lasciato tracce indelebili nella sua mente e nel suo cuore).

Nel pubblico, presente nella sala lauree, vi sono le persone a lui più care: la madre, il padre, il fratello Cosimo, i compagni del circolo Lenin, l’assessore all'istruzione del comune di Torino di Rifondazione Comunista Luigi Saragnese, il cugino Antonio Borrelli assieme alla sua compagna Vera, l’amico Domenico, la bibliotecaria Lucia, i colleghi ed esponenti della Fiom Denso di Poirino ed il rappresentante dell'Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino Luciano Boccalatte.

Dopo una breve introduzione di Borrelli, il colto Relatore prof. Giovanni Carpinelli (docente di storia contemporanea) interviene illustrando rapidamente il suo punto di vista sul contenuto della tesi e si sofferma, più che sull’Istituto storico di Bra, sulla figura di Carlo Petrini fondatore dell’Istituto Storico nonché fondatore e presidente di Slow Food International con sede a Bra e, di tantissime altre attività ad esse collegate.

(Carlo Petrini, è nato il 22 giugno del 1949 a Bra cittadina, di circa 29.000 abitanti, in provincia di Cuneo, da Maria Garombo e Giuseppe Petrini).

Con domande a raffica Carpinelli (“imitante il modello fast”) passa la parola al candidato che prontamente vi risponde.

Borrelli, nella sua presentazione parla di Petrini come: una grande figura carismatica ieri come oggi.

Carisma confermatogli, da tanti personaggi che han conosciuto Petrini, nelle interviste da egli effettuate a Bra ed in particolare dai professori braidesi, che lo hanno seguito sin da piccolo: quando era conosciuto col nomignolo di Carlin.
Cita, in relazione alle attività avviate dal Petrini, che: «Sicuramente nella società braidese, vi erano negli anni ‘70 le condizioni socio-culturali affinché potesse affermarsi una nuova imprenditorialità legata al mondo contadino, la quale attendeva un qualcuno che potesse coglierle. Questo qualcuno è stato Carlo Petrini avente – continua Borrelli – un’innata abilità intuitiva nel cogliere i fermenti esistenti nella società, se non addirittura di anticipare gli eventi medesimi. La sua grande idea, che nasce nel 1989, è lo Slow Food, con firma a Parigi del manifesto omonimo del giornalista Folco Portinari, quando pensa di contrapporre l’idea del Fast dominante negli anni ’80 con l’idea dello Slow. Le multinazionali: Fast, i piccoli contadini: Slow. Fast food come velocità, cibi scadenti, e distruzione del pianeta, Slow food come lentezza nel dare valore e significato al cibo, al ciclo alimentare ed alla preservazione dei gusti, delle tradizioni, della cultura contadina, e del pianeta: i contadini di un tempo conoscevano i metodi di lavorazione della terra, usavano sementi e concimi naturali e nel ciclo produttivo tutelavano l’ambiente».
Carpinelli: «E’ cambiato qualcosa nella vita di Petrini? È rimasto fedele alle idee della sua giovinezza o in una certa misura ne ha preso le distanze? »

Borrelli: «Petrini ha un’idea romantica della società braidese e del mondo contadino che un tempo esisteva e oggi non più ».

Carpinelli: «Vorrebbe restaurarlo questo mondo, ma adesso essendo diventato terziario, piccola e media impresa culturale, ma prevalentemente economica; è il nord est (del Piemonte possiamo dire) in una certa misura si è adeguato ad esso».

Borrelli: «Esatto, sicuramente si! Presa coscienza di ciò Petrini, da capo carismatico qual è, e da abile persona che ha sempre saputo cogliere in anticipo le evoluzioni dei tempi, riposiziona le sue idee inserendo nei suoi prodotti il concetto di cibo di qualità».

Carpinelli: «Che potremmo chiamare il “consumo raffinato”».

Borrelli: «Esatto!».

Borrelli, invitato dal prof. Carpinelli, parla dell’Istituto storico: «L’Istituto storico di Bra e dei braidesi è stato fondato da Petrini, ma che ha visto il coinvolgimento di alcune figure di spicco braidesi come la compianta Gina Lagorio ed il dott. Fabio Bailo attuale direttore. E’ prodotta dall’istituto storico una rivista locale chiamata “Bra , o della felicità” organo dell'Istituto Storico di Bra e dei braidesi medesimo, che si rivolge agli studiosi, ma anche, si rivolge alle persone semplici che sappiano raccontare di storia e storie».

Carpinelli: «Che parte del bilancio, fra le attività complessive, rappresenta l’istituto storico? »

Borrelli: «L’Istituto storico rappresenta sicuramente meno dell’1% delle attività in cui è protagonista Carlo Petrini. La rivista, elemento cardine dell’Istituto storico, ha una tiratura molto limitata, che si aggira intorno alle mille copie, anche se è importante e avveniristico il suo contenuto».

Carpinelli: «Anche nella rivista troviamo il consumo raffinato?»

Borrelli. «Essendo mutata l’utenza in Bra anche gli scritti si rivolgono in parte a questo nuovo mondo del terziario ».

Slow food internazional oggi coinvolge circa 80 mila persone con rappresentanze in 130 paesi del mondo. Il “consumo raffinato” braidese, implica anche un costo elevato e non alla portata di tutte le tasche, ma attraverso quei ricavi sono sovvenzionati tanti lavoratori che operano nei presìdi (progetti mirati sul territorio che hanno il fine di proteggere le piccole produzioni dal rischio estinzione, recuperare i mestieri e tecniche di lavorazione artigianali eccetera …) e che, se il loro numero aumenterà, nel tempo, i costi per i consumatori non possono che abbassarsi. Al tempo stesso troviamo una contraddizione poiché Petrini parla di una nuova agricoltura, che dovrebbe prendere il sopravvento, avente una dimensione legata al locale. Questo tipo di agricoltura attualmente, e non si capisce perché anche in futuro no, genera prodotti a costi elevati. È come se si cogliesse che, la globalizzazione capitalistica delle multinazionali è deleteria per la qualità del cibo, del gusto, della convivialità, e della natura, ma ad essa si contrapponga un modello di consumo, che può esser praticato soltanto dai ceti più abbienti; una nuova multinazionale non fast ma slow, che ha come fine ugualmente il profitto unito alla salvaguardia del pianeta che accettando le regole del capitale non può che difendere soltanto produzioni d’èlite e su piccola scala all’interno dei vari paesi in cui è diffusa.

Il controrelatore prof. Sergio Dalmasso palesemente ammiratore di Petrini, attuale consigliere regionale piemontese, esordisce dicendo: «Buongiorno a tutti, la tesi è un lavoro apparentemente locale avendo come tema centrale l’Istituto storico, ma che ha una valenza più larga; ho conosciuto Petrini, persona di formazione cattolica in parte, quaranta anni fa, quando in Bra vi erano dei fermenti politico culturali, della sinistra che oggi diremmo radicale, all’avanguardia. Petrini ha voluto mantenere le radici in Bra dove ha una grande popolarità locale oltre che una simpatia umana e personale. Aggiunge che: non era raro in quegli anni trovarsi a Bra con Franca Rame e Dario Fo od assistere ai concerti di Francesco Guccini.

Cita, inoltre, che: «a Bra venne realizzata da Carlo Petrini la prima radio libera europea: Radio Bra Onde Rosse».

L’emittente inizia a trasmettere nel 1975 . (Il nucleo fondatore dell’emittente faceva riferimento al Pdup Partito democratico di unità proletaria, già attivo in una cooperativa nata quattro anni prima ed intitolata ad un partigiano di Alba, il Circolo Leonardo Cocito. La radio era legata al periodico locale IN CAMPO ROSSO, nato nel 1974).

«Radio più volte chiusa dalla polizia e poi riaperta sull’onda di manifestazioni spontanee».
Dalmasso parla dei meriti e dei limiti della tesi, soffermandosi sul fatto che: «Il lavoro prodotto, e Romano lo sa, ha il merito di far prendere una piega per nulla localistica all’argomento trattato e, nutrite sono le fonti a cui ha attinto con abilità nel mettere assieme una mole non da poco di materiale studiato.

Inoltre per quanto riguarda, la formazione di Petrini: il lavoro contiene distinzione netta fra attività della prima giovinezza e attività attuali. Un limite può essere quello sommarli senza sintetizzarli fino in fondo».

Dalmasso: «Il processo non è terminato; è una realtà in continuo fermento; ultimamente è nata una rivista che si occupa di una zona accanto, per adesso trimestrale, chiamata Sinistra Tanaro.

La tesi ha avuto anche supporto in quanto il candidato ha parlato con l’ex sindaco democristiano di Bra e, con un’attuale assessore regionale di Bra. Se il candidato ha voglia può parlarci delle specificità di questa cittadina».

Borrelli: «E’ una cittadina dove l’associazionismo era ed è molto diffuso e, che grazie a Petrini acquista uno slancio universale, non dimentichiamo che qui vi è la sede di Slow Food International. Assieme ad una serie di iniziative come Terra Madre la cui terza edizione si svolgerà a Torino dal 23 al 27 ottobre 2008, in concomitanza con il Salone del Gusto. In Terra Madre si colgono queste peculiarità dei contadini che portano le loro merci direttamente dal consumatore».

Carpinelli: «Con tutto questo business, qualcuno lo ammira, qualcuno lo odia».

Dalmasso: «Questo fa parte della normalità per coloro che fanno carriera».

Borrelli: «I salesiani, da me intervistati, mi hanno confermato che lui fino ai trent’anni era sempre attaccato alla polemica politica, ma al tempo stesso l’esser leader è quello che caratterista il tratto dominante di questo personaggio».

Carpinelli: «Per concludere possiamo riuscire a capire da chi lui ha copiato, ma nessuno gli ha dato le cose che lui è riuscito a mettere assieme, vabbene Grazie».

Alle persone attente del pubblico è sembrato che il ruolo di relatore e controrelatore si fosse invertito e, questo per via di Petrini, che ha quasi soffocato il tema della tesi, anche se egli è presente in essa. Petrini irrompe “prepotentemente” anche qui; d’altronde come potrebbe essere il contrario, nel momento in cui è cronaca recente: sia la laurea ad honorem attribuitagli dalla facoltà di agraria dell’università di Palermo sia la chiamata del personaggio in cattedra alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali di Torino dove dovrebbe insegnare “sociologia dell'ambiente e del territorio” (che tante polemiche ha suscitato fra i docenti di Sociologia) sia l’essere considerato dal quotidiano inglese The Guardian come uno dei 50 uomini al mondo che potrebbe salvare il pianeta (unico italiano presente fra i 50).

Ci ritroviamo tutti quanti a cena in un locale all’aperto, a pochi passi dalla facoltà. Qui, in questa strada chiusa al traffico, il ritmo è decisamente slow.

L’assaggio delle tante portate di cibo locale sazia il nostro gusto e, l’atmosfera si fa convivialità come sostiene da anni Carlo Petrini. Si spezzano i ruoli istituzionali della seduta di laurea. Carpinelli si rivela essere persona semplice, dotato di una cultura immensa e, dialogante con tutti.

Mi fa capire che non ha nulla contro Petrini, ma che in seduta gli interessava indagare se Romano cogliesse tutti gli aspetti della personalità del soggetto e del contesto storico geografico in cui ha operato ed opera; quali sono i meriti riconosciutigli ed i demeriti addebitategli.

Dalmasso, persona squisita molto legata a Bra, sveste anch’egli i panni da controrelatore e, dopo aver ringraziato il relatore per aver avuto l’opportunità di interagire su questa tematica trattata nella tesi che gli sta molto a cuore, vuol cercare una sintesi unificante.

Avendo, Borrelli, introdotto durante la cena il nesso fra storia locale e presìdio, che ci devono mettere nell'ascolto attento rallentando il ritmo (slow) frenetico della società moderna onde poter recuperare gli elementi tradizionali, che traslato sul piano enogastronomico porta all'aver sì, fatto pagare i prodotti di più, ma anche aver contribuito a ridurre i costi sociali come l'inquinamento dovuto ai trasporti, e alcune malattie: concordano che il pensiero attuale di Petrini, a 59 anni, è sicuramente cambiato rispetto agli anni ’70. Oggi egli sostiene che non vi è bisogno di far viaggiare i prodotti alimentari in giro per il mondo in quanto con ciò si allunga la filiera allontanando produttore ed il consumatore e, dunque aumento dei costi; inoltre, diventa difficile, se non impossibile, stabilire la qualità dei prodotti. Questo ha come effetto: la distruzione dei prodotti naturali, e con essa la futura distruzione del pianeta, necessitando carburanti e prodotti chimici altamente tossici per tal tipo di produzione e distribuzione. E’ sicuramente un processo lungo da percorrere, ma come in tutte le cose, la capacità di Petrini consiste nell'anticipare il corso degli eventi, da buon politico qual è; e tutto ciò, è reso possibile, all’interno di Slow Food International, grazie alla trasversalità politica dei soggetti coinvolti.

Uno spigliato contadino – diremmo oggi noi – che colloquia al tempo stesso, su tematiche locali e globali, con semplici lavoratori della terra (braidesi e non) e con il principe Carlo d’Inghilterra.


15 luglio 2008

Download articolo laurea romano borrelliDownload articolo completo in pdf

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 14/07/2008 @ 10:26:28, in Provincia Viterbo, linkato 13 volte)
Italia / Viterbo
Confermato Ricci segretario
Concluso il VII congresso provinciale Prc

Conclusi i lavori del VII congresso del P.r.c. della Federazione di Viterbo.
La commissione Verifica Poteri registrando le votazioni svolte nei Congressi di Circolo ha sancito i seguenti risultati:

Mozione 1  45. 2%
Mozione 2  43.0 %
Mozione 3  9.2 %
Mozione 4  1.6 %
Mozione 5  0.9 %

Determinando:

45 delegati spettanti alla mozione 1, 43 al documento 2, 10 al documento 3, 1 al documento  4 e 5.

L’assemblea ha eletto:

 Delegati al Congresso Nazionale:
Ricci Mario, Fraleone Loredana, Perugini M. Antonietta e Giancarlo Torricelli

Delegati al Congresso Regionale:   
Peduzzi Ivano, Troncarelli Stefano, Ciampricotti Ester, Corinti Roberta, Anselmi Angelo, Rocchi Lino, Lombardi Francesco, Torricelli Giancarlo, Del Rosso Antonio, Marianello Daniela, Roselli Patrizia, Corazza Danilo.

Finiti i lavori Congressuali gli esponenti delle mozioni 1 e 3 hanno dichiarato lo scioglimento delle stesse dopo il Congresso Nazionale.

E' stato eletto a maggioranza assoluta il Segretario Mario Ricci e Responsabile Organizzazione il Compagno Francesco Lombardi.

Prc Federazione Viterbo

13 luglio 2007

Fonte: www.viterbocitta.it

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Oreste Treteste (del 14/07/2008 @ 09:56:37, in Sinistra Quella Vera, linkato 14 volte)

Montalto di Castro: di nuovo il nucleare!

 

Il ministro Scajola ha già individuato Montalto di Castro come sito per la costruzione delle nuove centrali nucleari assieme a Caorso e probabilmente Trino vercellese, oltre ad altri tre o quattro siti sparsi per l’Italia il cui nome sarà reso pubblico entro dicembre.

La politica dei proclami dell’attuale governo continua, anche se insigni scienziati come Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, rilevano grosse perplessità per quanto riguarda le forniture di uranio che scarseggiano in tutto il mondo oltre che: sulla sicurezza ed i costi elevati, di costruzione e stoccaggio delle scorie radioattive, ricadenti sulla popolazione italiana.

Rubbia, in una articolo apparso oggi sul supplemento della Repubblica Affari e Finanza, parla del costo dell’uranio e dice che sta crescendo peggio del petrolio.

Un’analisi economica sul tema nucleare – come sinistra alternativa – credo non dovrebbe riguardarci più di tanto, nel momento in cui la linea di condotta di questo modello di sviluppo capitalistico ha come conseguenza la distruzione del pianeta terra, ma che la dice lunga, anche, sul fatto che non è un buon investimento puntare su centrali la cui durata sarà al massimo di un trentennio, in un paese che non possiede più le conoscenze per costruire in sicurezza, qualora questo fosse possibile e non credo che lo sia, centrali nucleari.

Il problema è un altro.

A chi  ci propone che sia meglio produrre il nucleare da noi stessi che comprare energia prodotta da nucleare da altri paesi vicini, si dovrebbe opporre la tesi che: noi si lavora affinché non si compri energia da tali paesi e, che si opera per fare dismettere il nucleare anche in tali paesi.

Gli incidenti recenti successi in Svezia e la chiusura della centrale francese di Tricastin, per fuoriuscita di acqua radioattiva, la dicono lunga su quanto lontano è il tempo in cui poter costruire centrali nucleari sicure.

Alla logica del profitto che attanaglia le imprese che intendono spartirsi questa nuova fetta di mercato, puntando sul terrorismo psicologico per acquisire consensi nell’opinione pubblica italiana, allarmandola con il fatto che le fonti energetiche tradizionali quali il petrolio sono diventate rare e costose e, quindi bisogna invertire rotta, bisogna rispondere con la politica del risparmio energetico e dell’investimento in fonti energetiche alternative e pulite: fotovoltaico, solare, eolico, termodinamico eccetera.

Montalto di Castro è stato in passato teatro di grandi battaglie, vinte, per far si che non si costruisse la centrale nucleare.

Ritorniamo idealmente a quel periodo attraverso le lotte, assieme alle popolazioni coinvolte, che facciano leva su una politica dei costi da pagare in termini monetari e di sicurezza che siano trasparenti, disinteressati e veritieri.

 

14 luglio 2008

Oreste Treteste

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26
Ci sono 10 persone collegate


< agosto 2008 >
Lu
Ma
Me
Gi
Ve
Sa
Do
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
             

Cerca per parola chiave
 



Titolo
Cosa deve fare la Sinistra (non presente in parlamento) in Italia?

 Sinistra Arcobaleno
 Il Partito Comunista Italiano
 Un solo partito fra PRC e PDCI
 Una Federazione fra i 4 partiti della S.A.
 Un Partito Unico della Sinistra
 Non so






21/08/2008 @ 12.27.57
script eseguito in 265 ms